Manifesto per un soggetto politico nuovo

Bene-Comunismo

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Intendo aderire a questa “costituente” e partecipare con un mio contributo al Manifesto per un Nuovo Soggetto Politico. Le ragioni originano dal mio percorso politico. Appartengo alla generazione degli “Esodati” dall’illusione delle utopie di emancipazione, (iscritto al Pci per intenderci). Il crollo delle certezze del comunismo reale, della vulgate marxiste. Invero pensavo che sotto il profilo del pensiero socialista di liberazione e di emancipazione, la caduta del Muro di Berlino, con la vittoria del pensiero unico capitalista, potesse rappresentare l’occasione storica di costruire una reale alternativa sociale, politica ed economica: costruire, fornire una “critica” (nel senso etimo del termine) al sistema economico politico attuale, compito che dovrebbe appartenere ad un movimento o partito di sinistra (secondo una definizione storica). Invece si sviluppano movimenti di critica, reazione all’impasse partitica, i Social Forum (No global), ai quali ho aderito, che hanno acquisito forza dal basso, hanno creano attrito con il sistema dominante. Genova 2001 ha avuto il merito di denunciare l’attacco del capitalismo (neoliberista) allo Stato Sociale (Welfare), i cui effetti si stanno producendo oggi: la mercificazione, la privatizzazione dei rapporti sociali, economici e politici (perdita di sovranità nazionale- emergenza democratica). Quel movimento è stato brutalmente represso dal sistema politico dominante affinché non ci fossero ostacoli verso la privatizzazione del bene pubblico e collettivo. Quel movimento ha mostrato forse (se era nelle finalità), limiti nel produrre o fornire proposte o progetti politici, modalità di governare il bene collettivo.

Sotto il profilo più “politico” si è assistito ad una degenerazione del sistema di rappresentanza e di delega ( e di emergenza democratica), anche provocato dall’aggressione del sistema neoliberista. I partiti non rappresentano più uno strumento di compensazione di bisogni ed interessi collettivi. Lo Stato diventa “economicamente” più leggero attraverso il processo di privatizzazione dei beni e servizi pubblici. Scelte imposte dalla Finanza e dal Mercato che si riflettono sugli Stati Nazionali (Parlamenti e Governi) ed in particolare sui territori: i cittadini del territorio subiscono l’impatto ambientale della Tav, rigassificatore di Brindisi o Ponte sullo Stretto, senza avere un ruolo, una possibilità di scelta o di incidere, neanche più tramite i partiti. Questi ultimi (Berlinguer testimonia) conservano un ruolo di gestione e di spartizione di risorse pubbliche (nazionali e locali) per assicurare la loro sopravvivenza e garantire occupazione ai propri “clientes”, avendo oramai perso la funzione politica di partecipazione dei cittadini secondo l’art.49 della Costituzione.

Da qui sorge l’esigenza dal basso di costruire un nuovo soggetto politico di Sinistra? (rimango legato al lessico politico tradizionale), che abbia cioè il compito di analizzare e “criticare” il sistema politico dominante per promuovere e proporre un’Altra Prospettiva politica. Condivido l’idea e la proposta di produrre e creare insieme dal basso nuove forme di partecipazione politica dei cittadini, nuovi strumenti alternativi di rappresentanza. Ma la forma politica potrà facilmente prodursi se il nuovo soggetto politico saprà tradurre e manifestare dal “basso” i bisogni e le istanze collettive, che penso di intravedere nella difesa e tutela dei Beni Comuni (Bene-Comunismo). Beni Comuni come nuova prospettiva, altra dimensione del rapporto pubblico-privato, o anche evoluzione dell’analisi del sistema capitalistico prodotta da Marx. I Beni Comuni possono rappresentare una proposta ed una critica costituente del potere, quest’ultimo non nella sua accezione negativa, ma nella modalità di governo e gestione del bene collettivo. I Beni Comuni rappresentano un nuovo spazio economico e sociale alternativo, per unire istanze e movimenti dei territori in una dimensione nazionale, anzi Europea (esigenza di costruire una rete operativa europea dei beni comuni). Infatti le perdita di sovranità nazionale nelle scelte di politica economica impone anche un problema di governance, ossia difficoltà di individuare il punto esatto nel quale avviene la formazione del processo decisionale. I Beni Comuni possono costituire la soluzione verso la difficoltà e l’impotenza a realizzare lotte collettive. Infatti il pensiero dominante è stato efficace nel distruggere ed erodere ogni dimensione collettiva politica, sociale ed economica individualizzando bisogni ed esigenze, precarizzandoli. In tal senso i Beni Comuni possono rappresentare l’argine ed il motore per rendere collettivi (appunto attraverso nuove forme di partecipazione politica dal basso) i bisogni ed i servizi. I Beni Comuni possono manifestare una novità storica, ovvero di unire due percorsi, due movimenti storici tradizionalmente paralleli e separati, quello Operaio e quello Ambientalista (ad esempio NoTav-Fiom), sotto il vessillo dell’emergenza democratica: riforma art. 18, riforma art. 41 della Costituz., introduzione del pareggio di bilancio, partecipazione e governance dei cittadini alla scelta sulle valutazioni di impatto ambientale. La Carta Costituzionale dovrà essere il vettore, la guida del nuovo soggetto politico incetrato sui principi di solidarietà, non violenza, multiverso etnico, uguaglianza di diritti e doveri politici sociali ed economici.

Andrea