Riconoscersi
Praticare e agire la prassi del riconoscimento.
Pochi giorni di lancio della proposta del “ soggetto politico nuovo” e già divampa la polemica o il “ distinguo. Passione senza programma o liquidità del movimentismo, dichiarano gli ortodossi (che strano che siano proprio donne che invece…). Fragilità e qualche dubbio nutrono altri. Considero innanzitutto la distinzione che ha fatto Marco Revelli (tra soggetto politico e soggettività politica) non irrilevante , quasi fondamentale. Dove nella soggettività viene esaltato ed ha più spazio il processo e nel soggetto ha invece più spazio la forma. Si è cominciato dal metodo. E questo viene rimproverato. “I contenuti sono ancora poco chiari ed esaltati”.
Ma dove siamo mancati finora?. Che cosa manca ? Abbiamo annunciato, affermato, promosso che la politica andava riformata a partire dalla reciprocità e dalla orizzontalità delle relazioni (dall’unione plurale) tra i soggetti sociali che già stanno mettendo in campo un altro mondo possibile. Quelli delle numerose lotte e vertenze a difesa dei diritti, della ambiente , della salute. I contenuti espressi dalle tante buone pratiche del cambiamento (per un’altra economia , per la democrazia partecipativa, per il reddito minimo di cittadinanza, per la liberazione del tempo di vita dal tempo del lavoro salariato, per un nuovo paradigma fondato sui beni comuni, per la giustizia sociale ed ambientale) non sono mancati.
È mancata un prassi (interna ai movimenti) dell’orizzontalità e della reciprocità. Una prassi del riconoscimento, del rispetto e dall’ascolto. Questa è una metamorfosi antropologica, le cui tracce e segni intravedo, a volte leggermente, sperimentarsi nel mondo dell’economia solidale. Una prassi della democrazia necessariamente lenta. Ecco perché , a mio avviso, non dovrà essere perseguita la strada corta e irta di pericoli della lista civica nazionale. Ma quella di un processo costituente “aperto e plurale” (cosi gli stessi proponenti alcuni anni fa tentarono di chiedere l’autoriforma dei partiti della sinistra radicale ma come era prevedibile la proposta non fu accolta) di carattere nazionale che sostenga ad aiuti esclusivamente come ruolo di servizio e facilitazione (cosi intendeva il progetto Dkm0 con cui simpatizzo) dei processi di ricostruzione comunitaria e democratica che si vorranno e potranno intraprendere a livello territoriale. Espandendo il metodo sui contenuti già “in opera”. Apprendendo dove c’è da “apprendere” e insegnando dove c’è da “insegnare”. Non sarà facile ma non si intravedono altre strade.
Mi prometto di organizzare un primo incontro a Pozzuoli dopo le amministrative.
Saluti solidali.
Gennaro Ferrillo
