Manifesto per un soggetto politico nuovo

Totale sostegno, ma condizionato

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Appoggio in toto i 10 punti della proposta Lucarelli/Mattei. Vi allego le riflessioni che ho fatto dopo un primo incontro a Bologna, e scritte porima della lettura del manifesto in toto, e dei punti di cui sopra, che approvo e sottoscrivo in pieno.

Sto elaborando una risposta articolata rispetto al manifesto, e mi serve ancora un po’ di tempo. Intanto, le impressioni e considerazioni rispetto al primo incontro. Pur essendo stata, come scrivi tu, “la prima volta che ci si vedeva” , mi aspettavo un approccio da parte di tutti relativamente diverso. Personalismi che nascondevano una grande voglia di leaderismo, con ricette belle e pronte che poco si addicono ad un disegno in evoluzione. Il fatto stesso che la discussione sia scivolata fino alla noia sul pro o contro Grillo la dice lunga su come le dinamiche cui siamo abituati da anni di polemica funzionale al potere ci condizioni la vita tutta. Sarebbe stato sufficiente discutere minuti tre su ciò che di buono quel movimento ha saputo creare (e qui, mi spiace ma ha ragione Matteo… Cinque Stelle vince tra i giovani, cosa che la cecità e la tronfia presunzione della sinistra impedisce di riconoscere… la sinistra con Grillo ha perso), e stigmatizzare il populismo del Beppe Nazionale, che tra l’altro era un concetto condiviso dallo stesso Matteo. Poi demandare tematiche di pseudo-voto elettronico ad altri momenti. Invece si è giocato un braccio di ferro intellettuale assolutamente, a mio parere, inutile. L’emergenza qui è l’incombenza: una crisi sociale che sta per arrivare come una scure sulla popolazione inerme ed inconsapevole. Dico sta per arrivare, perché nonostante tutto ancora deve arrivare. Il pareggio di bilancio ci costringe già a pagare matematicamente una nuova multa per lo sforare del debito, almeno 50 miliardi di nuove manovre, più quelle che Monti sta già meditando. Da qui si deve partire: sensibilizzare le persone, tutte, su ciò che sta per compiersi. In quel momento verremo/verrete riconosciuti, non certo per le polemiche ma per quel senso di pre-veggenza che scaturisce da chi davvero, per amore di quella follia incarnata che è l’umana specie, testimonia la volontà di reagire. Informare quindi in primis, proponendo strategie e soluzioni nel territorio REALI e SOSTENIBILI, dove il sacrificio prevale sulla carriera politica, la compassione sulla riconoscibilità, la solidarietà sulla affermazione personale. Organizzare un luogo permanente, anche all’aperto, dove raccogliere impressioni ed opinioni, magari dislocato in centro… un banchetto. E lì, da quel banchetto, due volte la settimana, organizzare incontri con le persone. Assemblee in piedi, come facevano i vecchi bolognesi per parlare di fica, sport, e politica. Ma arrivare là con l’idea di progetti da attuare sul territorio, idee basate su gruppi di acquisto ( coinvolgiamo su scala provinciale tutti i GAS, coordinandoli), su soluzioni di ristorazione a costi sostenibili per famiglie in difficoltà (creiamo una rete di punti in cui le persone possano mangiare un piatto di pasta con spese minime, come fossero mense popolari; ho un canale che potrebbe essere interessante, in merito), proponiamo spostamenti in auto intelligenti coordinando persone che fanno lo stesso tragitto, sottoponiamo alle persone comuni LE DOMANDE, evitiamo di dargli risposte. In poche parole… ragioniamo con la città di decrescita, di beni comuni, di solidarietà e disobbedienza civile, nonché di strategie prossime venture per fare fronte al peggio che sta per arrivare. Quando sarà il momento, ci riconosceranno, e diverremo una stella polare per la povera gente.

Da subito. E fanculo alle elezioni politiche: se a quelle volete partecipare, allora poche chiacchiere e togliamo la maschera subito. Se vogliamo iniziare un modo nuovo di pensare la polis, allora usciamo da TUTTI gli schemi utilitaristici, senza Se e senza Ma: pur senza il voto popolare, le persone sapranno riconoscerci quando sarà il momento e potremo davvero far valere il nostro peso. Nei circoli del potere in questo momento il livello di corruzione è così alto che chiunque entrandovi ne resterebbe impelagato, pena la totale inazione. Come stare accanto al reattore di Fukushima con un ombrello. Se vogliamo ancora raccontarcela, io scendo dal bus. Durante la riunione qualcuno ha millantato di conoscere “certe cose che…” : dalla situazione disastrosa e vergognosa all’interno di IDV a Bologna a certe cose sul conto di Grillo… ebbene, abbiano la compiacenza di scoprirsi del tutto e parlarne pubblicamente, o fuori dalle palle, perché in un movimento pulito gente che si nasconde dietro un dito per salvare il sedere non ho necessità di averla accanto: se ne tornino dove comunque ancora restano. Se davvero vogliamo essere puliti, evitiamo da subito certe deroghe. E ho bisogno di conoscere anche quale visione c’è nel progetto rispetto alle politiche estere: al giorno d’oggi non è più un aspetto marginale del problema: una forza che non sa cosa reciti il trattato di Lisbona in certe sue aberrazioni, o non abbia la benché minima idea di cosa sia Eurogendfor, o non si curi delle dinamiche in seno alla politica Israelo-Americana appoggiata dalla più grande organizzazione imperialista e criminale di tutti i tempi, la NATO, è una forza che NON SA che pesci pigliare, e costruisce tutto il suo esistere sull’idea ingenua di cambiare le cose senza agire sulle leve delle cause prime dello sfacelo. Significherebbe che si vuole cavalcare il malcontento popolare senza veramente fare il necessario per cambiare le dinamiche: la cosa a quel punto non mi interesserebbe.

Le mie priorità? E’ un sogno, ma te le riassumo.

- 1 Uscire dall’euro.

- 2 Riduzione immediata delle tasse, tutte: non servono per pagare debiti alle banche. Le tasse servono per drenare la ricchezza in eccesso. Nella miseria in cui siamo, lo Stato deve ridistribuire denaro e per farlo, occorre più debito pubblico, che un tempo significava ricchezza della popolazione.

- 3 Inversione di proporzionalità per le pene di qualsiasi reato: più alta la responsabilità pubblica del reo, maggiore la pena: si chiama equità.

- 4 Ridistribuzione della ricchezza ed un salario minimo di esistenza.

- 5 Ripensare l’idea di lavoro: lavorare tutti, lavorare meno. Che si traduce in inquinare meno, gestire la decrescita e migliorare la vivibilità.

- 6 Ripensare la scuola. Radicalmente.

- 7 Ripensare l’arte. Uno stipendio minimo di Stato per tutti gli artisti, ed i produttori di bellezza.

- 8 Denunciare l’attuale governo per vilipendio della Costituzione. Qualsiasi giurista sa che ci sono gli estremi.

Ce ne sono altri, ma sarebbe già un bell’iniziare.

Io giovedì prossimo non posso esserci, e mi spiace: mi ero liberato martedì. Pazienza, mi aggiornerete.

A risentirci.

Germano Bonaveri