Manifesto per un soggetto politico nuovo

I preziosi consigli di Alberto Asor Rosa

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Ho letto con estrema attenzione l’articolo del 27 aprile di Asor Rosa. Penso che la sua analisi della nostra società, in cui globalizzazione e sfruttamento dell’uomo sull’uomo sono le caratteristiche preminenti, sia pienamente condivisibile da chi come me ha vissuto anni durante i quali l’<<ottimismo della volontà>> vinceva sul <<pessimismo dell’intelligenza >>.

Ma non è bastato, non è bastato l’<<ottimismo della volontà>>. Coloro i quali dovevano portare avanti le nostre istanze di cambiamento non hanno compreso e si sono lasciati sedurre dai diabolici meccanismi della globalizzazione. Meccanismi che li hanno stritolati, li hanno ridotti ad una poltiglia amorfa, dove non c’è più differenza dal punto di vista ideologico (solo ideologico, ma non economico) tra destra e sinistra, tra sfruttati e sfruttatori.

Pensare che un nuovo soggetto politico debba avere come solo collante l’impegno per i beni comuni è riduttivo, rischia di creare una forza apolitica che è il contrario di quello che attualmemte ci vuole. Le lotte per l’acqua pubblica e per la denuclearizzazione del nostro Paese sono state vinte dalla base, ma da una base ideologizzata: una nuova ideologia di sinistra che ha preso il posto lasciato vuoto da quella vecchia. Una ideologia che è riuscita a spezzare temporaneamente e miracolosamente quelle catene costituite dai mass media asserviti al potere antidemocratico.

Ha ragione Asor Rosa quando dice che non si può <<affrontare l’incredibile violenza dell’attuale sistema di sfruttamento globale con il sorriso sulle labbra e le pacche sulle spalle>>.

Bisogna essere consapevoli delle sfide che il nuovo soggetto politico deve affrontare: lavoro, sanità pubblica, pubblica istruzione, fonti energetiche nuove, disarmo, lotta contro qualsiasi discriminazione, lotta alle mafie, a tutti gli sfruttamenti ed a tutte le speculazioni.

In fondo, ritorniamo ai problemi che si proponevano di risolvere i Padri della nostra Costituzione repubblicana.

Un punto debole del Manifesto è la non completa analisi sociopolitica delle cause che ci hanno portato al disastro attuale e dei metodi da seguire per evitare i vecchi errori.

Si parla di <<democrazia partecipativa>> e di <<democrazia rappresentativa>>. Come fare per evitare che l’unico momento della <<democrazia partecipativa>> siano le elezioni? Come fare per evitare che le due <<democrazie>> siano due pianeti sempre più lontani e diversi. Cosa fare per creare quei meccanismi di rigenerazione continua della vita politica?

Buon lavoro.

Salvatore Catania