Articolo di Roberto Musacchio (glialtrionline.it)
Ad anni di distanza dal ” nuovo inizio ” di Occhetto, una nuova impresa politica prende il via. Il riferimento alla cosa di Achille lo faccio non solo perché da’ l’idea di quante nuove partenze ci siano state in questi anni; ma perché, questa volta, il soggetto che nasce non e’ più una filiazione del vecchio Pci, più o meno innestato di nuova sinistra o di democrazia cristiana. Con il tragitto PDS, Ds, Pd da un lato e Prc e poi Prc e Sel dall’ altro, le germinazioni dal grande albero comunista italiano sembrano finite. Che siano riuscite a determinare una nuova stabile democrazia compiuta, non lo si può certo dire, naturalmente non per loro limiti esclusivi. Anzi, la crisi della politica e’ sempre più all’ordine del giorno in questa agonia di una seconda repubblica che volge verso il nuovo tecno-dominio europeo. Ma il fatto nuovo e’ che ciò che ha mosso i primi passi come soggetto politico nuovo, ALBA, come ha deciso di nominarsi, sembra muoverli non più come gemmazione ma come nuova specie, provando a guardare direttamente ai materiali che fuoriescono dalla lava della globalizzazione piuttosto che agli accumuli precedenti. Che per me, ma immagino per la gran parte di coloro che si sono ritrovati a sottoscrivere il testo da cui parte la nuova impresa, non sono macerie ma giacimenti ancora preziosi cui attingere ma che, questo e’ il punto, non si sono mostrati in grado di ricostruire una dimensione politica all’altezza, in Italia, come in Europa. Il perché e’ materia di riflessione decisiva per guardare al futuro, ma intanto partirei dal dato di fatto di un inizio fuori dalla tradizione. E in particolare fuori da quella particolare tradizione che e’ stato il partito di massa di matrice tedesca, portatore di una visione globale e ordinatrice degli elementi sociali. Per non continuare a recriminare nostalgicamente sul suo non esserci più, ricercando capri espiatori per il suo degrado, bisognerà affrontare gli elementi del cambiamento, come la crisi degli stati nazionali, la rottura del compromesso sociale, l’irrompere del nuovo finanzcapitalism. C’e la necessita di una nuova dimensione globale della politica e di una nuova relazione con i territori. Ma anche di una riconnessione dei soggetti del lavoro, della cittadinanza e del genere. E di una nuova dimensione del pubblico che incorpori l’elemento ambientale e relazionale. Una ricostruzione di società, pero’ intrinsecamente politica perché, per farsi, ha bisogno di de- strutturare gli elementi chiave della sconfitta. A partire dal tema fondamentale della indicibilita’ che e’ stata imposta alla condizione sociale come potenziale motrice di alternativa. Gia’ la politica della prima repubblica la sussumeva nel proprio ordine aprioristico ed ora il governismo l’ha resa definitivamente esclusa dalla possibilita’ di rappresentarsi. Proprio in questo possiamo ritrovare tanto della parabola del Pci che lo ha portato a dissolversi lasciando una parte cospicua dei suoi eredi a farsi sussumere dal pensiero unico. A Firenze è partito un soggetto che dunque potrebbe essere fuori dalla tradizione. Ma per esserlo lo deve essere su tutti i terreni a partire dal non sentirsi principio ordinatorio e finalistico ma parte di una rete aperta e interrelata. C’è da augurarsi che il nome sia di auspicio di giorni migliori.
