Per non confondere l’alba con il tramonto
PER NON CONFONDERE L’ALBA CON IL TRAMONTO
Inizio facendo una breve premessa.
Personalmente ho aderito con entusiasmo, da subito, al Manifesto per la costituzione di un Nuovo Soggetto Politico. E da subito mi sono impegnato perché il progetto potesse decollare.
E proprio perché mi sento fortemente coinvolto, mi pare più utile esporre non tanto le cose sulle quali sono d’accordo, che sono comunque tante, ma piuttosto sugli gli elementi che mi lasciano perplesso.
In particolare, in questa occasione, mi interessa “puntare l’attenzione” sul “chi siamo” e soprattutto sul “cosa vogliamo diventare”, perché a questo livello secondo me emerge una “zona grigia” di difficile lettura.
Marco Revelli, nella relazione di apertura dell’assemblea del 28 a Firenze, precisa a proposito del “chi siamo” e del “cosa non siamo” alcune cose.
1) Testualmente, Revelli dice: non siamo materia di gossip per i media, e su questo non si può che concordare, poiché, come lo stesso Revelli sottolinea, il silenzio mediatico da parte di stampa e tv sul nostro esordio è stato eclatante.
2) Revelli dice, inoltre, che non siamo nemmeno l’urlo roco del populismo a buon mercato e non cerchiamo serbatoi dell’ira da poter sfruttare per un effimero consenso elettorale, e anche su questo non possiamo che essere d’accordo; e ci mancherebbe che non fosse così.
3) Revelli, infine, dice che non siamo una nuova piccola formazione politica; un ennesimo partitino; evidenziando che la gravità della crisi in atto richiede una svolta radicale ma tendenzialmente maggioritaria e al riguardo, e a scanso di equivoci, precisa in modo esplicito che comunque intendiamo dar vita a uno strumento costituzionale di partecipazione della cittadinanza alla vita democratica del paese. Questi ultimi passaggi (il rifiuto di essere l’ennesimo partitino della Sinistra, la necessità di avere una vocazione maggioritaria e la volontà di costituirci quale soggetto costituzionalmente definito che concorre alla rappresentanza di interessi socialmente rilevanti) meritano a mio giudizio un approfondimento.
Sintetizzando, mi pare che dall’assemblea di Firenze emerga la volontà che ALBA divenga quanto prima il motore di un processo che abbia come fine la costruzione di un soggetto, che sia:
- espressione dei conflitti esistenti e organizzatore di nuovi conflitti;
- laboratorio di proposte;
- sponda “istituzionale”, ovvero “parlamentare”, di questi conflitti e di queste proposte.
Se questo è l’obiettivo che vogliamo porci, obiettivo che io condivido, alcuni chiarimenti è bene farli, in particolare rispetto al versante istituzionale della questione.
L’articolo 49 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. In Italia gli “strumenti costituzionali di partecipazione della cittadinanza alla vita democratica del paese” sono dunque, in primis, i partiti. Mi pare che su questo non ci possano essere dubbi.
Poi, se ci piace di più, possiamo chiamare “lista civica”, come ora va tanto di moda, il soggetto con cui andremo a partecipare alle elezioni politiche, ma la questione è tutto sommato puramente nominalistica.
Se infatti è un partito quello che vogliamo costruire, o se preferite una lista civica, ancorché un partito o una lista civica che si differenziano nel metodo, nel merito, e nell’organizzazione dai partiti tradizionali, come possiamo sfuggire al destino di essere l’ennesimo partitino, o lista civica, della sinistra?
Questa mi sembra una delle questioni centrali a cui dobbiamo dare risposta.
Io credo che il nostro destino non si determinerà solo in base alla nostra capacità di essere reale rappresentanza del conflitto sociale, ma si determinerà anche in base al percorso che sceglieremo di fare per dare forma istituzionale a questa rappresentanza.
Per l’intanto, mi pare sensato dire che la proposta di arrivare ad una sorta di federazione che raggruppi, mantenendo le singole individualità, movimenti e partiti vari della sinistra è una proposta che ha il fiato molto corto.
A mio parere questa sorta di sinistra arcobaleno “in piccolo” sarebbe l’ennesimo tentativo destinato alla sconfitta.
Penso, invece, che la “strada maestra” da seguire dovrebbe essere quella di convocare gli “stati generali” della sinistra, per dare vita ad un soggetto “veramente” nuovo, che parta facendo “tabula rasa” dei partiti e partititini oggi esistenti.
In fondo, quello che il popolo di sinistra si aspetta e ci chiede è molto semplice: un unico partito di sinistra che faccia da contraltare, per l’appunto a sinistra, al centrismo del PD.
Il problema è capire se ad oggi i vari SEL, Rifondazione, PdCI, ecc. hanno il coraggio e la volontà di un atto di generosità di tale portata.
Personalmente credo di no.
Rifondazione, PdCI, ecc. sono pervicacemente, e penosamente, avvinghiati ai piccoli privilegi che gli derivano dall’essere organizzati in forma partito.
Vendola, perché SEL per ora altro non è che il comitato elettorale di Vendola, fantastica ancora, anche qui penosamente, su possibili primarie del centrosinistra che lo impalmino come leader dello schieramento.
E dunque, come si procede?
Personalmente non ho ricette “preconfezionate” da proporre, tranne quella di “metterci da subito al lavoro”.
Di una cosa però sono certo: o riusciamo in breve tempo ad intercettare e a farci interpreti del profondo malessere che percorre il Paese, dando a tale malessere forma organizzata e proposte credibili o la nostra radiosa ALBA si trasformerà ben presto in un mesto TRAMONTO.
Rinaldo Locati
