Manifesto per un soggetto politico nuovo

Cultura è lavoro. Contributo di Gianna de Masi per il programma di ALBA

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In Italia c’è una “materia prima” assai particolare, altamente concentrata sul nostro territorio, che potrebbe portare lavoro e “crescita e sviluppo”, intendo quelli veri. Eppure da decenni viene non solo trascurata ma spesso del tutto ignorata e talvolta addirittura danneggiata dai vari governi che si sono succeduti. Parlo del nostro patrimonio naturale, artistico, architettonico, culturale in genere; insomma di quella Cultura che viene considerata una spesa anziché un investimento; per grettezza nel migliore dei casi e per colpevole e premeditata volontà in molti altri casi. Abbiamo la fortuna di possedere la più alta percentuale del patrimonio artistico mondiale e il nostro territorio si snoda tra catene montuose, colline, coste e mari di indicibile bellezza.

Ma ne abbiamo anche la responsabilità di fronte al mondo intero: una responsabilità che avrebbe dovuto spingere verso la tutela, la conservazione, il recupero, la promozione, anche turistica ma secondo canoni di sostenibilità. Invece sono sotto gli occhi di tutti le condizioni in cui versa questo nostro grande patrimonio.

Proviamo a fare un elenco, certo parziale: musei che non riescono a stare aperti o che hanno orari simili a una formula chimica per ristrettezze di personale; collezioni che non possono essere esposte per mancanza di luoghi adatti e messi a norma; magazzini di musei strapieni di opere che non possono essere fruite dal pubblico; archivi storici che necessiterebbero di riordino, restauri, digitalizzazione; palazzi storici che potrebbero ospitare le opere cui facevo riferimento e che non possono essere utilizzati perché necessitano di restauri e messa in sicurezza.

E veniamo all’aspetto ambientale: il dissesto idrogeologico è parimenti diffuso su tutto il territorio nazionale, interi paesini di montagna andrebbero recuperati e rivitalizzati, magari anche attraverso progetti di accoglienza dei migranti; un turismo reso compatibile con l’ambiente, senza per questo diventare esclusiva delle elites, andrebbe promosso con giudizio e cognizione.

Mi fermo per non rendere interminabile l’elenco che risulta sicuramente incompleto; ma mi pare evidente che di pari passo si potrebbe scrivere l’elenco dei posti di lavoro che si verrebbero a creare; lavori che richiedono i profili più diversi, che vanno dai servizi di base, agli interventi di recupero architettonico, alle prestazioni più raffinate nel campo del restauro del legno, delle ceramiche, dei dipinti, delle sculture, dei palazzi; servirebbero ricercatori e studiosi, restauratori di archivi, curatori di mostre, direttori di musei; e ancora ingegneri ambientali, geologi, studiosi del mondo marino, specialisti dei boschi; guide turistiche, gestori del mondo della ricettività turistica che sappiano ad esempio promuovere alberghi diffusi che, lungi dal devastare il paesaggio, diventano invece occasione di recupero e rivitalizzazione del territorio; artigiani che riprendano le nostre grandi tradizioni; e servirebbero certamente altri ristoratori, oltre ai pochi che già lo fanno, che rilancino un’altra grande componente del nostro patrimonio culturale, cioè la gastronomia di qualità, e di conseguenza camerieri, baristi, coltivatori biologici….

Condivido appieno la proposta del prof. Gallino, presentata a Firenze e pubblicata su Il Manifesto, che sia lo Stato a investire nella creazione di posti di lavoro al fine di rilanciare l’economia. Credo che la maggior parte di questo investimento, in una realtà come quella italiana, andrebbe fatta nei campi che ho provato a elencare: per rilanciare un’economia non necessariamente solo “produttiva” ma che porti con sé una crescita e uno sviluppo veri, basati non solo sulla circolazione del denaro ma su quella delle idee, non solo sulla quantità delle produzioni ma sulla loro qualità, e che diventino per i giovani, la vera ricchezza di un Paese, motivo per restare in Italia grazie al riconoscimento delle professionalità che sono in grado di esprimere. Certo occorre connettere questo discorso anche alle politiche per la scuola e l’università: tornare a investire nella ricerca e nella proposizione agli studenti e ai laureati di prospettive concrete legate al loro percorso di studi.

Insomma credo che una vera novità programmatica per una forza politica potrebbe essere costituita da una approfondita analisi degli aspetti che ho solo superficialmente indicato con la conseguente elaborazione di progetti concreti che costituiscano un programma politico alternativo che riempia di contenuti le parole vuote che vengono lanciate ai quattro venti da tutti i partiti attuali: la crescita, lo sviluppo, senza che pensino anche solo lontanamente di chiedersi: “Ma quale crescita? Quale sviluppo? Per andare verso dove?”

La subalternità culturale ai modelli imposti da ventenni di lobotomizzazione televisiva va abbattuta.

Bisogna innanzitutto chiedersi e ricordarsi da dove veniamo: da secoli di storia in cui l’Italia è stata per il mondo intero la culla della cultura e occorre riprendere in mano la grande responsabilità che da questa nostra storia ci deriva.

Sono convinta che questa strada sarebbe davvero illuminata da una nuova ALBA.

Gianna De Masi