Si è colpita una scuola: il primo presidio dello Stato in un territorio
Da Leo Palmisano (riceviamo e pubblichiamo)
Come un mantice su un fuoco di sangue, soffia il vento della violenza mafiosa contro la vita civile di una regione esemplare come la Puglia. A Brindisi, stamattina, poche ore dopo un’alba rosata di questa primavera inoltrata, sono esplosi almeno due ordigni che hanno tranciato la vita e il futuro di un manipolo di giovani studentesse. Noi sappiamo, noi pugliesi, che in questi anni di apparente lotta politica nazionale alla criminalità, i sistemi mafiosi regionali – quello foggiano, quello barese e quello salentino – intrecciandosi nella pace mafiosa con una compiaciuta borghesia di inetti, hanno continuato ad arricchirsi soffocando l’economia con l’usura e il pizzo, e la civiltà con la prostituzione e la droga. Noi sappiamo cosa significa alzarsi, uscire di casa, incrociare i volti arcigni e volgari degli affiliati del clan Parisi, Diomede, Anemolo, Strisciuglio, Laraspata, Lafirenze… Scorgiamo nei loro volti truci o da imbecilli una volgarità arrogante e quasi berlusconiana. Sì, perché noi sappiamo anche questo: che qui, camorra, parte della Chiesa e parte della destra convivono tendendo il cappio al collo della convivenza comunitaria. Ma stamattina si è verificato l’imprevedibile, qualcosa che ha a che fare con l’inferno inconoscibile. Come si può tentare una strage in una scuola, quando non è in corso una guerra di mala, quando non c’è una forte opposizione civile alla mafia pugliese? Le bombe sembrano un segnale a tutto il paese, un ulteriore, tragico effetto della fine della Seconda Repubblica. Qualcosa si sta muovendo sotto la coltre del gossip: emergono gli effetti nefasti di una sottocultura ventennale che ha trovato nella violenza, nell’individualismo, nel patriarcato più becero, nel cattolicesimo formale, nel familismo ipocrita, nell’omofobia, nelle urla maleducate dei politici e delle politiche, dei dispositivi efficaci per sollevare la rabbia. Ma queste sono bombe, non parole! Bombe. E le bombe sono fatti, azioni, esiti di una strategia, non di una tattica. Si è colpita una scuola prevalentemente femminile, e questo ha un significato simbolico importante in una delle regioni più maschiliste e violente d’Italia. Si sono colpiti dei giovani, e anche questo significa qualcosa in un momento storico nel quale contro i giovani italiani si gioca la nuova lotta dei potenti. Si è colpita una scuola: il primo presidio dello Stato in un territorio, il Sud, dove solo l’Istruzione ridà forza alla democrazia. Giovani studentesse, dunque: vittime perfette per un sistema criminale catto-maschilista e di destra. Adesso, ci aspettiamo che la partecipazione antimafiosa non si esaurisca in una manifestazione, ma costruisca dei presidi. Adesso, ci aspettiamo che la cittadinanza denunci le mafie; che i sindaci la smettano di svendere pezzi di territorio all’edilizia para-mafiosa; che le intelligenze di Puglia e d’Italia facciano inchiesta, non retorica, sulle macchine del sangue sempre attive nel nostro paese. Ci aspettiamo, infine, di estinguere la fiamma che oggi ha spento una giovane vita.
