Liste civiche già tramontate? Fuori i sindaci, resta solo Alba – Maria Zegarelli (L’Unità)
Dopo le parole di Emiliano e de Magistris all’Unità in campo sembrano rimasti solo i «professori». L’incognita della legge elettorale
Listone dei sindaci, liste civiche, «lista Repubblica», Alba, movimento arancione: tanti fiumi carsici che aspettano soltanto che si capisca quale sarà la legge elettorale per emergere in superficie e prendere il loro corso. La legge elettorale, certo, ma anche gli umori che nei partiti di centrosinistra si registrano pro- prio rispetto all’idea dei listoni.
Nei giorni scorsi persino il sindaco di Bari Michele Emiliano, che insieme a quello di Napoli Luigi de Magistris aveva iniziato a ragionare sul listone del sindaci, ha dovuto prendere atto: «Piace poco a Bersani e ancora meno ai dirigenti», per non parlare dei suoi stessi colleghi (Fassino, Zedda, Pisapia), piuttosto tiepidi sul tema. E ieri Luigi de Magistris in un’intervista a l’Unità ha ribadito che se sul movimento politico i lavori sono in corso, sul listone le cose stanno diversamente. Bisogna capire se è utile alla causa, la vittoria del centrosinistra, o se finisce per creare più problemi che vantaggi. Emiliano dà una lettura diversa del clima con cui è stata accolta l’idea: spaventa i politici che già fanno previsioni sui seggi da spartirsi. In realtà sono in molti a pensare che serva sì aprirsi alla società civile ma non per questo bisogna ricorrere al listone dei sindaci.
Procede a passo spedito, invece, il laboratorio di «Alba» (acronimo di Alleanza, lavoro, beni comuni, ambiente) un manifesto firmato da alcuni professori, tra cui Paul Ginsborg, Paolo Cacciari, Luciano Gallino. Su un punto Ginsborg non ha dubbi: «Non è possibile un’alleanza elettorale con il Pd», quanto al segretario Bersani, poi, gli ricorda «il primo Prodi, quello molto imbranato». Questo a voler sottolineare che loro, i movimenti, come peraltro ha detto lo stesso sindaco di Napoli, non vogliono contrapporsi ai partiti ma tenersene a una certa distanza, perché lo scopo, aggiungono, è di attrarre i voti di chi non si riconosce nei partiti del centrosinistra o è tentato dall’altro grande partito molto in ascesa: l’astensionismo. Nasce da qui il grande attivismo soprattutto nel campo del centrosinistra: scongiurare il ritorno al governo non solo di Berlusconi ma del centrodestra e di una grande coalizione in pieno stile Monti. Impresa titanica, l’ha definita Emiliano, impossibile secondo de Magistris se si mettono insieme soltanto i partiti («non bastano neanche Pd, Idv, Sel e Udc a vincere»), e per la quale serve un movimento politico in grado di riaggregare, appassionare e coinvolgere quel 45% di elettori che vorrebbe chiamarsi fuori. Obiettivo che si pone anche il Manifesto della riforma della politica di Elio Veltri, Marco Travaglio e Dario Fo: una lista civica nazionale fuori dai partiti.
Pier Luigi Bersani dal canto suo non smette di tessere la tela tra il suo partito, i movimenti e le associazioni: a fine agosto riprenderanno gli incontri e lo scopo è quello di capire le forme e i modi del coinvolgimento in campagna elettorale prima e nel governo del Paese (in caso di vittoria) poi. Bersani intende coinvolgere nella governance esponenti del mondo della cultura, dell’associazionismo, un po’ sul modello Cda Rai, ben sapendo che il campo del centrosinistra deve poter allargare i suoi confini ben oltre la politica.
