Manifesto per un soggetto politico nuovo
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Questa scheda è rivolta e stimola il confronto su proposte puntuali che sono già presenti in molti documenti. Si tratta di un confronto su uno schema volutamente contenuto.

Siamo nel pieno di una sorta di fase costituente del capitale, che sta tentando di riscrivere
tutte le regole del rapporto di lavoro, cancellando in nome dell’emergenza e del “ce lo chiede
l’Europa”, i diritti e le garanzie sociali che hanno costituito il patrimonio del Novecento italiano
e definito il modello europeo di società. Sui luoghi di lavoro la democrazia sembra un lusso
che non ci si può più permettere: i diritti di cittadinanza si fermano ai cancelli delle fabbriche e
dei call-center; la dignità del lavoro scompare nella riduzione della prestazione lavorativa a
merce, mera funzione della competitività aziendale…

C’è ormai tutta una serie di norme, che si sono affermate nella ipocrita unità nazionale che ha
sostenuto il governo Monti, che hanno costruito gerarchie e privilegi, nel deserto di diritti e
riconoscimento anche simbolico del valore del lavoro.

Il primo compito è trovare le forme per praticare il conflitto e ottenere la cancellazione
di queste “riforme” che rischiano di cambiare prima la costituzione materiale e poi
quella formale del nostro paese. Anzi mirano ormai a ottenere insieme entrambi i
risultati.
Il secondo compito è – oltre alla resistenza e per darle senso e forza – saper progettare e
proporre azioni e pratiche collettive in grado di difendere e allargare diritti, affermando la
dignità del lavoro, la sua appartenenza alle radici della polis.

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